CARD. GIUSEPPE BETORI
Arcivescovo di Firenze

Agli inizi del XV secolo la fabbrica arnolfiana di Santa Maria del Fiore, iniziata nel 1296, mancava ancora della volta della cupola. La maestosità della Cattedrale doveva contribuire all’affermazione di Firenze e della sua Signoria, sottolineando lo splendore e la grandezza raggiunti dalla città. Con il Fiore che come voleva la tradizione simboleggiava Cristo, la Cattedrale dedicata alla Mater Dei e il Battistero di San Giovanni Battista creavano una Deesis ideale, una continua preghiera di supplica e intercessione rivolta al Figlio di Dio.
Poiché la costruzione della Cupola si presentava assai difficile date le notevoli dimensioni del tamburo, nel 1418 l’Opera del Duomo indisse il famoso concorso per individuare l’architetto a cui affidare i lavori. Esso fu vinto da Filippo di ser Brunellesco che portò a termine “sanza alcuno aiuto di travamenti” questa struttura “sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani”. Con queste parole Leon Battista Alberti fu tra i primi a lodare l’ingegno di Brunelleschi.
Nei secoli non solo artisti, storici e poeti hanno esaltato la Cupola i cui segreti architettonici non sono stati ancora del tutto svelati, ma anche musicisti di chiesa, primo tra i quali il famoso compositore e membro della Cappella Papale Guillaume Dufay che scrisse il mottetto Nuper rosarum flores, per la consacrazione della Cattedrale da parte di Papa Eugenio IV, avvenuta nel 1436. L’invocazione finale della composizione esprime appieno l’intenzione del popolo fiorentino:

“Vergine decoro delle Vergini,
Alma Madre del tuo nato e figlia,
il tuo popolo di Firenze ti prega,
per i meriti del tuo Figlio crocifisso,
che le nostre colpe possano essere perdonate”.

 In tempi più recenti, ispirato dalla bellezza e dalla grandiosità della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Cardinale Domenico Bartolucci ha composto l’opera lirica Brunellesco. A Firenze, giovanissimo, egli iniziò come organista e direttore della Cappella Musicale quel fecondo percorso artistico che lo condusse poi a Roma. Il suo talento e le sue notevoli doti musicali furono subito apprezzate e nel 1956 Papa Pio XII, di venerata memoria, lo nominò Maestro Perpetuo della Cappella Musicale Pontificia, da tutti conosciuta come “Cappella Sistina”.
Nonostante abbia trascorso la sua vita nella capitale, ricordo quanto il Cardinale Bartolucci fosse attaccato alle sue origini toscane. Durante i nostri colloqui mi raccontava che ogni volta che veniva a Firenze, passeggiando in Piazza del Duomo si commuoveva ai piedi della Cupola osservando in uno spazio limitatamente circoscritto la maestosità della Cattedrale, del Campanile di Giotto e del Battistero. Il sentimento di ammirazione nei confronti dei grandi artisti che furono capaci di creare tale unità armonica lo spinse a comporre l’opera lirica Brunellesco che esalta al tempo stesso la Cupola di Santa Maria del Fiore e la forte personalità del suo ideatore.
Nelle varie scene del libretto le vicende umane di Brunellesco che lotta per vedere realizzato il suo modello tra l’incredulità, lo scetticismo e le critiche dei concittadini rivivono assieme alle varie fasi di costruzione della cupola: il concorso, l’animata presentazione dei vari progetti, il cantiere quasi sospeso in aria, i contrasti con il rivale Ghiberti e con le maestranze ed infine la solenne dedicazione.
Proprio in vista dell’imminente ricorrenza dei Seicento anni dal celebre Concorso del 1418 la Fondazione Domenico Bartolucci si sta adoperando per presentare l’Opera in prima assoluta a Firenze, in collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino e l’Italian Academy Foundation di New York, interessata ad esportare la produzione anche negli Stati Uniti.
Il progetto si avvale della collaborazione e del patrocinio di prestigiosi enti tra i quali il Comune di Firenze e il Pontificio Consiglio della Cultura. Ad essi vuole unirsi anche l’Arcidiocesi di Firenze con l’auspicio che questa rappresentazione celebrativa possa realizzarsi come testimonianza di una Città che ammaestra il mondo con la sua sublime arte e non dimentica la matrice religiosa della propria cultura.

CARD. GIUSEPPE BETORI
Arcivescovo di Firenze